DA LOURDES NON SI TORNA MAI UGUALI : SI PARTE PER DARE E POI TI ACCORGI DI AVER RICEVUTO 100 VOLTE DI PIU' .


Da qualche anno ormai l'Unitalsi della Toscana ha optato per il pullman come mezzo di trasporto per raggiungere il santuario mariano di Lourdes. Certo i bianchi fazzoletti sventolati dai finestrini del treno in corsa è l'immagine storica dell'associazione, qualcosa che fa parte della memoria collettiva ed a cui tutti gli unitalsiani sono attaccati in modo profondo e passionale. Tuttavia il sempre più difficile contesto finanziario (con il pullman i costi individuali riescono ad essere ridotti di oltre un terzo) e il lento ma inesorabile aumento del tempo di percorrenza del treno soprattutto nella tratta francese (dalle 28 ore da stazione a stazione ferroviaria dell'ultimo viaggio rispetto alle attuali 15 ore e mezza del pullman con sbarco diretto al 7° piano del Salus e celere sistemazione dei malati e dei bagagli in camera) hanno, giocoforza, imposto una soluzione alternativa che, a mente serena, possiamo ben dire si è dimostrata vincente. Il pellegrinaggio organizzato in settembre dall'Unitalsi della Toscana è risultato composto da oltre 440 partecipanti che hanno raggiunto Lourdes in sette pullman ed un aereo. Il nostro pullman è partito da Grosseto alle 17 di mercoledì 14 settembre e nonostante due prolungate soste per i pasti, una in prossimità di Carrara, per la cena, ed una poco dopo Tolosa, per la colazione, con discesa in entrambi i casi dei malati con carrozzine, e due soste tecniche per cambio autista, siamo arrivati al transit del Salus alle ore 8.30 del giorno dopo. Il pullman, moderno e super accessoriato, è dotato di un funzionale elevatore ed uno spazioso bagno raggiungibile attraverso una guida speciale che consente l'accesso anche a chi non riesce a camminare, ha i lettini per "barellati" e postazioni per l'ancoraggio interno delle carrozzine, ma quello che colpisce è la disponibilità ed attenzione del personale e dell'autista/proprietario Ioram che colpisce, a parte il nome originale, per la straordinaria professionalità e cortesia. Durante il viaggio non sono mancati momenti di festa, di svago ma anche di riflessione a cui, sia all'andata che al ritorno, hanno fatto da guida stimolante due seminaristi, Claudio e Zeno, di Grosseto. Poi, tra un sonnellino e l'altro, il solito scambio di esperienze e di storie vissute: quelle che ti restano dentro e conservi con geloso privilegio. A Lourdes, dove siamo rimasti quattro giorni, abbiamo "vissuto" un corposo programma ormai collaudato: sante messe (alla basilica inferiore per l'inizio pellegrinaggio, alla Grotta sotto una pioggia incessante, nella basilica sotterranea per quella internazionale e per una "giornaliera" - tutte "guidate" dal vescovo Giovanni Santucci che con le sue stringate ma profonde omelie ha ben guidato il popolo in cammino), liturgia penitenziale e via crucis, processione eucaristica e processione notturna aux flambeau, bagno alle piscine nella formula post-covid con silenzio, richiesta, preghiera e rito del lavaggio delle mani e del viso, festa del noviziato per il personale alla prima esperienza, gioiosa festa di addio (preceduta, per la prima volta, dal giro per Lourdes in trenino con i malati con visita guidata al Cachot ed al Mulino), rosario meditato nella prateria e cerimonia della consegna del cero. Tutto più o meno come sempre, così come il passaggio alla Grotta e la fila per la raccolta dell'acqua alle cannelline del santuario. E come sempre ad ogni pellegrinaggio si sono rinnovate tante felici occasioni di affetto, di solidarietà, di ascolto, di grande testimonianza di vita che non solo lasciano il segno ma consentono di rinnovare il vero miracolo di Lourdes: la consapevolezza che la vita, anche quella segnata dai peggiori dolori e privazioni, è il più grande dono che ci è stato gratuitamente consegnato e che ognuno deve tutelare e far fruttare. Si può andare a Lourdes in tanti modi, dalla classica gita parrocchiale al tour turistico, e con tanti stati d'animo diversi, dalla animata curiosità al semplice ringraziamento, dalla speranza in qualcosa di grande alla fraterna condivisione di un dolore. Andare a Lourdes a contatto diretto con i malati, vivere h24 con loro, ridere e piangere con essi, è qualcosa di diverso, di profondamente diverso. "Da Lourdes non si torna mai uguali; si parte per dare e poi ti accorgi di aver ricevuto 100 volte di più". Questa frase, pronunciata al ritorno da un caro amico, è la sintesi dell'esperienza del pellegrinaggio. Certo come sempre non sono mancate le difficoltà ed i disagi, a partire da qualche inatteso acquazzone, ma quanto si riceve non ha prezzo.

M.S.